Il CCC (Cash Conversion Cycle) globale – che misura il tempo necessario per trasformare la liquidità investita nelle attività operative in incassi derivanti dalle vendite – è aumentato nel 2025 di mezzo giorno, superando i 67 giorni di fatturato. Si tratta di un livello pari a circa 3 giorni in più rispetto alla media degli ultimi dieci anni e vicino al picco di 68 giorni registrato nel 2023. Negli ultimi quattro anni, il CCC si è mantenuto mediamente 4 giorni sopra i livelli pre-2020 (63 giorni): non si tratta più di un fenomeno temporaneo, ma di un nuovo equilibrio strutturalmente più elevato, che al momento non mostra segnali di inversione.

Il Cash Conversion Cycle (CCC) si è allungato in Europa occidentale (+1,8 giorni), Medio Oriente e Africa (+1,6 giorni), Asia (+1,2 giorni) e Sud America (+1 giorno), mentre si è ridotto in Nord America (-2,2 giorni) e Europa orientale (-1,7 giorni). Con 70 giorni, l’Asia registra il ciclo più lungo, sostenuto da un persistente squilibrio commerciale: lunghi tempi di incasso dai clienti (59 giorni di DSO – Days Sales Outstanding) che un livello relativamente basso di DPO – Days Payable Outstanding (44 giorni) non riesce a compensare completamente. Seguono Europa occidentale, Nord America e Sud America, raggruppati attorno a un livello molto simile (63 giorni), mentre Europa orientale e Medio Oriente e Africa presentano le strutture più efficienti e i cicli di conversione della liquidità più contenuti.

Il DIO (Days Inventory Outstanding) spiega oggi quasi l’80% del livello del CCC e oltre l’80% della sua variazione nel periodo 2014-2025. Il suo contributo all’evoluzione del ciclo è infatti passato dal 68% prima del 2021 al 90% negli anni successivi. Questo fenomeno riflette un cambiamento profondo nel comportamento delle imprese: le aziende stanno progressivamente abbandonando la logica dell’efficienza “just-in-time” a favore di un approccio “just-in-case”, in cui livelli più elevati di scorte rappresentano una copertura strategica contro l’incertezza geopolitica, le interruzioni delle catene di approvvigionamento e la frammentazione del commercio internazionale. In altre parole, le supply chain non sono più progettate esclusivamente per minimizzare i costi, ma sempre più per garantire sicurezza, resilienza e flessibilità operativa.